Endo-Parassitosi
Acariasi Respiratoria
Sternostoma trachaecolum è l’agente causale di quest’infestazione tipica degli uccelli da gabbia e da voliera.
Sternostoma trachaecolum è un acaro di piccole dimensioni (mm. 0,3x0,4 )di colore nero/nerastro , con un corpo globoso munito di 4 paia di zampe negli adulti.
Tra i Fringillidi colpisce soprattutto il canarino.
La trasmissione degli acari dagli uccelli parassitati a quelli sani può avvenire per contatto diretto attraverso l’imbeccata delle nutrici ai nidiacei o dal maschio alla femmina durante il corteggiamento.
Dunque è consigliato non utilizzare canarini ammalati o sospetti durante la stagione riproduttiva onde evitare il facile contagio alla nidiata.
Anche l’assunzione di acqua o alimenti contaminati dalle uova di acari espulse dal volatile infestato con i colpi di tosse o con le feci costituiscono un importante modalità di trasmissione.
Quando l’acaro s’insedia nella trachea di un soggetto sano, vive e si riproduce oltreché nel lume tracheale anche nei bronchi e nei sacchi aerei, nutrendosi di sangue ed iniziando il suo ciclo vitale che dura tra i 15 e 20 giorni.
I primi sintomi della malattia possono comparire anche dopo alcune settimane dall’inizio dell’infestazione, perché il ciclo riproduttivo dell’acaro è lento e soltanto un numero elevato di parassiti è capace di provocare difficoltà respiratoria.
I sintomi di ordine generale sono costituiti da debolezza, perdita di peso, piumaggio arruffato e instabilità posturale sul posatoio con barcollamento.
Il quadro clinico specifico è quello tipico di una malattia respiratoria, poco contagiosa, a decorso prolungato.
I sintomi comprendono respiro a becco aperto, tosse, rantoli, dispnea, movimenti battenti della coda sincroni con gli atti respiratori.
Accessi simil-asmatici soprattutto la sera, emissione di un tipico rumore metallico che si può ascoltare avvicinando il volatile all’orecchio, turbe della fonazione con perdita o distorsione del canto, respirazione rantolosa e talora fischiante.
In alcuni soggetti con infestazione lieve la forma è “secca” in altre parole senza essudazione catarrale.
Più spesso si ha emissione dalle narici di muco che bagna ed imbratta il piumaggio sopra il becco.
La sintomatologia respiratoria sembra accentuarsi dopo il tramonto, cosi da rendere più facile l’individuazione degli uccelli colpiti.
La diagnosi è facile sui soggetti morti, più difficile è indaginosa sugli uccelli infestati.
Bagnando le piume della gola e discostandole in modo da visualizzare la pelle, si procede ad illuminare la trachea con una fonte di luce incidente, collocata dalla parte opposta del soggetto in esame.
Se gli acari sono presenti appariranno come punti neri in movimento.
E’ anche possibile pervenire alla diagnosi, attraverso l’esame microscopico delle feci e delle secrezioni respiratorie espulse con la tosse, che consentono di individuare e riconoscere le uova dello Sternostoma.
La prevenzione dell’Acariasi respiratoria si attua mediante l’osservanza metodica di tutte le norme igieniche.
La disinfestazione dell’ambiente è importante per impedire la dispersione delle uova di acaro espulse con i colpi di tosse e con le feci evitando cosi la trasmissione del contagio.
Impiegare Foractil liquido, disinfestante a base di Permetrina,flacone da ml. 250.
Gr.20 per litro di acqua da disperdere in forma di pioggia sottile sui soffitti, sui muri, sulle finestre e sotto ed intorno alle gabbie.
Per una terapia efficace sui canarini ammalati il farmaco di scelta è l’ivermectina (ivomec), molecola ad azione paralizzante sui centri nervosi dell’acaro.
Diluire il farmaco in rapporto 1 / 9 ovvero ml.1 di ivomec su ml.9 di glicole propilenico.
Una goccia di questa diluzione introdotta direttamente in bocca con una siringa da insulina senza ago, è spesso sufficiente a guarire un volatile non gravemente infestato.
Un metodo più facile se pure un po’ meno efficace consiste nell’applicazione di 1 o 2 gocce di ivomec direttamente sulla cute alla base del collo.
Nei casi più lievi un’unica somministrazione è sufficiente, ma nei casi più gravi è necessario ricorrere a 2 o 3 applicazioni cutanee, distanziate di una settimana dall’altra.
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 19 Agosto 2009 14:56)















